L’incontro istituzionale a cura dell’AUSED del mese di giugno ha visto toccare un argomento molto interessenza e che riguarda il fenomeno crescente del Social Networking. Ha introdotto la giornata il consigliere Carlo Caifa di Walt Disney che ha ricordato come l’approccio al tema è stato strutturato in ottica sociologico-organizzativa. Internet è entrata certamente in una nuova fase.
La prima è stata caratterizzata dalla possibilità di esporre in rete contenuti di vario tipo (testi, foto, immagini), ma sostanzialmente statici. La nuova fase invece, detta anche INTERNET 2.0 o Web 2.0, in cui siamo ormai entrati, è caratterizzata dalla possibilità, offerta dalla tecnologia, di creare e gestire contesti dinamici, che consentono interazioni multiple tra i cosiddetti “navigatori” della rete. Parole come Wiki, Blog, Avatar, e “luoghi” come YouTube e MySpace sono entrati a far parte del gergo quotidiano della rete. Tali spazi virtuali consentono la nascita di nuove comunità, sicuramente per molti aspetti diverse da quelle del passato: comunità che possono avere inaspettati impatti sulla vita politica, sul modo di fare e fruire informazione, sulla nostra vita sociale.
Il primo contributo, dal titolo “Social Software and Process Support” è stato proposto da Regina Casonato, di Gartner Group, che ha introdotto il tema, osservando come l’interazione tra community e social network crei nuove modalità/opportunità all’interno delle organizzazioni e nel modo in cui esse operano nel mercato. Un nuovo modo di approccio alla conoscenza e alla creazione di valore sta emergendo grazie alla disponibilità di nuove tecnologie. Si è sottolineato come il software sociale (Social Software) stia cambiando la modalità di come le persone sono connesse e lavorano assieme. Le domande chiave sull’argomento possono venire così riassunte: qual è il ruolo di supporto che le relazioni sociali e i suoi processi possono avere nell’ottica di reali strategie di business? Come possono essere usati blog, wiki, social tagging e altri software sociali per creare business value? E infine: Quali prodotti e Vendor sono più affidabili per un deployment in ottica Enterprise Social Software?
Prima di tutto occorre dire che le relazioni sociali all’interno delle Operation in aziende sono molto utili e lo diventano sempre di più quando le interazioni sociali diventano una routine di lavoro automatizzata. Nel tempo il paradigma si è spostato dal concetto di rete di computer a quello di rete sociale. Infatti, se gli anni ‘90 hanno rappresentato il momento topico della connessione a Internet e della comunicazione one-to-one, dieci anni più tardi i contenuti sono divenuti il vero “re” delle attività self-service e dai canali transazionali. Il 2010, in questo scenario, vedrà invece il passaggio dai contenuti alle persone, con una rete fatta da reti di persone, dove emergeranno le comunità in ottica self-forming, affiliazioni e una conoscenza di tipo collettiva.
Per ogni interazione sociale possiamo correlare un valore. Attualmente abbiamo i social bookmark che combinano i bookmark individuali rendendo possibile l’identificazione di interessi comuni che propongono o guidano le raccomandazioni. Si tratta di modelli tipo Yahoo/Del.icio.us, digg, connota.org, Blinklist e Outfoxed. Altro valore è dato dal social tagging che permette agli utenti di aggiungere metadata o label per creare schemi e classificazioni sempre più utili. In questo senso possiamo pensare a Flickr, LibraryThing, Last.fm. Un altro valore riguarda il content rating, dove i partecipanti possono votare i prodotti/contenuti, come avviene su Amazon, eBay, Epinions e Slashdot. Simile il concetto di like/dislike, dove esiste un taste sharing prodotto dall’aggregazione di opinioni che possono altresì guidare a raccomandazioni sulla qualità. Due esempi di questa tipologia si possono riscontrare su Last.fm e StumbleUpon.
Un valore piuttosto particolare è invece quello del cosiddetto predicton market dove viene premiato chi scommette correttamente sul futuro delle novità, aiutando anche a predirle. Esempi di questo tipo sono Consensuspoint e Longbets. Su tutto ciò possiamo aggiungere le interazioni di tipo conversativo utilizzando blog e wiki che incoraggiano alla contribuzione, ai contatti non pianificati, a feedback e continui aggiornamenti.
Un’architettura di Open Collaboration prevede, di fatto, una schermata ricca di soluzioni. Si parte dalla barra che identifica l’indirizzo unico sul web, passando poi da bottoni che permettono il cambio dei contenuti, o la discussione, fino alla la ricerca storica. Si possono condividere categorie, visionare strutture emergenti, capire la rilevanza al tema (per esempio guardando quante persone hanno salvato/letto un determinato contenuto), determinarne la sua qualità attraverso un feedback, creare nuovi gruppi e monitorare tutto l’insieme. In tutto questo le tecnologie di software sociale intervengono per permettere di organizzare, trovare, creare e interagire, mettendo a disposizione dell’azienda ambienti collaborativi, profilazioni, comunità, blog, forum, wiki, tag, link, rating, feed RSS/ATOM, motori di ricerca, documenti, bookmark, e-mail e molto altro ancora. In sostanza possiamo dire che l’Enterprise Social Software offre un ambiente libero e aperto che incoraggia, cattura e organizza interazioni di tipo informali. Il processo è certamente importante, ma in questo contesto lo è ancora di più l’interazione sociale.
Gartner ha poi accennato ad alcuni utilizzi in vari ambiti tra cui l’utilizzo di Wiki e blog per singola disciplina all’interno di una agenzia pubblicitaria, e qualcosa di analogo - ma in una grande azienda di broadcasting - dove, per migliorare l’informazione vi sono oggi oltre 200 blog attivi e wiki con 1800 contributori, più relativo “social tagging”. Una società di semi-conduttori ha invece implementato i Wiki per migliorare la collaborazione tecnica su più livelli, mentre una banca d’investimento sfrutta la social network analysis per rispondere alle domande “Chi conosce chi?” e “Chi conosce cosa?”…
In tutto questo scenario alcune cose possono andare però per il verso storto. Pensiamo, per esempio, ai rischi di privacy o alla paura dei dipendenti di essere “osservati”; possiamo anche trovarci immersi in problemi di ridondanza di informazioni o di inconsistenza delle stesse. Inoltre nei sistemi aperti è facile pubblicare, e questo può compromettere la qualità dei contenuti, generare attacchi diretti e personali e far sì che chi ha la voce più grossa vinca. In sostanza la perdita di controllo sulle persone e sulle informazioni è dietro l’angolo. Per evitare queste situazioni occorre definire alla base linee guida e policy sull’uso di queste risorse e scoraggiare l’anonimato utilizzando sistemi di “social accounting”. Con questo supporto le interazioni sociali verranno amplificate e porteranno a galla creatività nascoste.
Gartner ha presentato poi una survey per mostrare in quale fase si considerano le aziende relativamente a questi temi. L’E-mail viene considerata fully deployed dal 79,3% degli intervistati, l’IM (Istant Messaging) ha un buon 34,7%, così come le conferenze via web sono posizionate al 35,1% mentre i Team workspace sono al 27,6%. Attorno al 10% si posizionano invece blog, RSS, Wikis e Social Tags.
Al termine di questo intervento è stato mostrato un magic quadrant per la team collaboration e il software sociale che ha messo in luce come oggi non esistano veri leader di mercato. Esistono sì dei challenger come IBM e Microsoft, ma la maggior parte dei player sono posizionati nel quadrante delle aziende di nicchia. Queste ultime rimarranno leader nelle loro aree per altri 12-18 mesi e poi assisteremo probabilmente a co-produzioni. Le implicazioni di scenario possono mettere in luce conflitti tra la decentralizzazione e la collaborazione controllata dagli utenti in antitesi ai rigidi disegni burocratici che in genere controllano le strutture. Certamente si tratta di un tema che svilupperà importanti opportunità, ma anche qualche incertezza e rischio. Secondo Gartner i CIO dovrebbero oggi sperimentare il bookmarking, il tagging e le applicazioni di social-filtering, guardando il proprio backlog di progetti per capire se e dove le possibilità del social software possano produrre qualche miglioramento. Al contempo definire una roadmap con i propri vendor strategici. Nei prossimi 12 mesi, invece, effettuare alcuni pilot e a lungo termine creare un framework di investimenti che possa prevedere l’utilizzo di interventi user-driven, mettendo a preventivo che qualcuno di questi potrà anche non decollare. Di sicuro il CIO dovrà utilizzare tutte le sue abilità per assorbire il cambio tecnologico e di cultura in essere, altrimenti non sarà in grado di sfruttare le nuove opportunità.
Ottimizzazione della collaborazione.
Successivamente sono intervenuti Luca De Felice ed Emanuela Spreafico di Reply, che hanno portato la loro esperienza concreta sul tema, raccontando come l’Enterprise Social Networking ottimizza la collaborazione interna in Reply attraverso la soluzione TamTamy. Reply è stata fondata nel 1996 come risposta a una veloce evoluzione tecnologica che ha imposto un nuovo modo di comunicare e di fare business. La progressiva evoluzione verso la globalizzazione dei mercati, la nascita di nuove applicazioni, l’avvento e il potere della Rete, la radicale trasformazione delle telecomunicazioni, hanno caratterizzato lo svilupparsi di architetture sempre più complesse. E non solo, il progresso tecnologico richiede conoscenze e competenze specifiche ed elevata professionalità. Reply risponde a quest’evoluzione digitale con flessibilità, con un gruppo di imprese e soluzioni ad hoc. Le vendite sono balzate da 18,6 milioni di euro nel 1999 a 277 nel 2007 con un CAGR del 40,1% e - a dicembre dello scorso anno - consta di 2200 impiegati distribuiti in un network di aziende specializzate. L’azienda opera con clienti di fascia alta con operations in Europa.
Venendo al progetto TamTamy, Reply sentiva l’esigenza di fornire una connessione profilata ad una nuova forma di conoscenza aziendale, meno strutturata e più dinamica. Supportare, di fatto, la nascita di canali di comunicazione bidirezionali e paritetici, che prescindessero dai livelli gerarchici. In tutto questo si è voluto facilitare la nascita spontanea di Community e team basati su competenze. Ciò sta permettendo di incrementare la collaborazione e la condivisione di conoscenza su tematiche rilevanti per l’azienda. La soluzione permette anche di sottoporre alla considerazione del Top Management una nuova modalità di percezione del clima aziendale e di individuazione dei talenti. La piramide di Maslow è stata dunque rivisitata da Reply in ottica Web 2.0 creando una lista delle 5 “C”, ovvero connessione, comunicazione, community, collaborazione e considerazione. Nel 2004 si era proposto un approccio top down attraverso un sistema di Knowledge management, oggi tutto questo si è trasformato in un approccio bottom-up attraverso una piattaforma per l’Enterprise Social Network. Il che significa un’alta interattività con navigazione intuitiva, minima presenza amministrativa che permette scrittura e libero accesso algi utenti, diversi strumenti di condivisione a seconda della tipologia di contenuti e non più idee e proposte soffocate dalla struttura e dai livelli di visibilità, grazie ai servizi Enterprise 2.0
TamTamy è dunque una piattaforma di Social Networking aziendale che reinterpreta in chiave Enterprise 2.0 le modalità di comunicazione, relazione, condivisione e collaborazione interna. Qui di seguito sintetizziamo i principi fondamentali di TamTamy. Modularità: TamTamy si basa su una serie di moduli integrati con alcune delle migliori soluzioni presenti sul mercato (“best-of-breed”). Mash-up: TamTamy permette di far convergere in un unico ambiente lavorativo informazioni interne ed esterne all’azienda, evitando così la necessità di utilizzare molteplici servizi Web. Inoltre le open API di TamTamy consentono all’utente la creazione di applicazioni personalizzate esterne alla piattaforma e che si interfacciano con essa. Perpetual Beta: l’approccio seguito permette un’agile integrazione di micro-releases funzionali e modulari.
Dal punto di vista degli utenti l’introduzione di una piattaforma di questo tipo presuppone da un lato un forte commitment da parte del Top Management (approccio top-down), dall’altro un ruolo attivo da parte degli utenti (approccio bottom-up). In un’ottica di responsabilizzazione degli utenti, ciascuno può segnalare contenuti inappropriati, la cui moderazione è affidata ad un ristretto gruppo precedentemente definito, oltre agli amministratori della piattaforma. Aspetto fondamentale di TamTamy è l’importanza della User Experience; l’utente si orienta facilmente senza bisogno di alcun training iniziale.
La connessione prevede uno spazio personale, l’appearance e il profilo personale. Nel primo caso nella pagina personale, oltre al profilo della persona sono presenti altre 3 aree. Tutte le attività dell’utente vengono tracciate nell’area History. Una seconda area è costituita da una Tag Cloud relativa alle parole chiave che contraddistinguono i contenuti dello specifico utente. Infine ogni utente ha un’area riepilogativa con i contenuti pubblicati, preferiti e privati. Dal punto di vista dell’Appearance la piattaforma rappresenta un punto di ritrovo dinamico e paritetico, ma comunque istituzionale grazie alla presenza di skin e grafica legate al brand. L’importanza di alcune aree piuttosto che altre viene definita in base alla semplice gestione amministrativa di Widget funzionali che compongono la home page. Per quanto riguarda la profilazione ogni utente ha un accesso profilato. Alcuni dettagli dell’utente sono definitivi a livello amministrativo. Altre informazioni vengono aggiunte a discrezione dell’utente.
TamTamy fornisce un aggregatore di feed RSS relativi a contenuti interni o esterni alla piattaforma. Ogni utente ha la possibilità di costruirsi una propria pagina informativa altamente personalizzabile. Tutti gli update di TamTamy e di siti/blog esterni sono visualizzabili tramite una singola pagina. Ogni elemento è caratterizzato da un feed dedicato. Ciò permette di rendere informazione/notizia qualsiasi contenuto, qualsiasi sia la sua provenienza.
I servizi di Community riguardano Chat, Forum e Gruppi. Ciascun utente può interagire con un collega senza avergli chiesto pregressivamente i dettagli di contatto. È presente un link alla chat di fianco a ciascun contenuto. Nei forum, invece, Esistono delle aree di discussione create dagli amministratori o dagli utenti. Alcune di queste aree sono dedicate a specifici gruppi. È possibile creare gruppi di partecipazione con cui condividere/collaborare in maniera esclusiva. Da un punto di vista della collaborazione Wiki presenti Wiki delle pagine collaborative per differenti scopi. È possibile esprimere un giudizio tramite punteggio su contenuti e blog. Ogni contenuto è rintracciabile tramite ricerca per parole chiave associate allo stesso. I tag degli elementi possono essere aggiunti da qualsiasi utente, non soltanto da chi ha pubblicato il contenuto. Tutti i tipi di file possono essere condivisi (i file media hanno un player video/audio integrato). Ogni file reso pubblico può essere commentato. Interpolando diverse informazioni (come ad esempio il rating), alcuni file vengono classificati come Highlight (di alto interesse) e posizionati in home page.
L’ultima “C” era quella della Considerazione. A questo proposito viene misurata una serie di fattori (partecipazione, interesse generato e qualità dei contenuti, etc.). Il posizionamento degli utenti è basato su un algoritmo che considera questi fattori. Si possono creare e gestire i profili utente. Si può scegliere il ruolo di ogni utente (Admin/Key User/Standard User). È possibile moderare i contenuti a livello amministrativo e configurare i parametri di moderazione. Si possono gestire notifiche via e-mail/IM per i contenuti/commenti pubblicati. Ciascun utente può aprire e gestire un blog personale o di gruppo. I blog possono essere classificati come orizzontali o verticali su una specifica tematica. È poi possibile utilizzare dei Widget per funzionalità aggiuntive (poll, search, etc.). Pannello di controllo con visualizzazione degli accessi, dei contenuti creati in un periodo temporale, del numero di utenti attivi e delle informazioni sulle relative attività (post, commenti, contenuti creati). Sono presenti strumenti per generare statistiche e analisi Web.
Le diverse esperienze maturate da Reply in ambito Enterprise 2.0 hanno permesso di definire una metodologia, basata su 3 differenti basi, per l’inserimento in azienda di una piattaforma di Social Networking funzionale al business: la fase Alpha (Predisposizione del sistema base. Predisposizione dell’ambiente virtuale per i key-user, ovvero gli utenti iniziali che popoleranno il sistema con primi contenuti. Supporto allo sviluppo e gestione delle attività di redazione. Avviamento della piattaforma e relativa attività di sensibilizzazione. Training sui key-user), la fase Beta (Espansione del social network a tutta l’azienda. Comunicazione e gestione della community. Training sulla community) e la Fase Perpetual Beta (Continuo popolamento dei contenuti. Continuo ascolto dei feedback della community. Diffusione della qualità, autorevolezza e credibilità. Micro-release funzionali ripetute nel tempo). Dal luglio 2007 a oggi TamTamy ha raggiunto interessanti numeri oltre a essere diventato una proposizione al mercato. Vediamo i numeri presentati dagli speaker: 2023 utenti registrati totali, 500 login medie al giorno, 2253 contenuti condivisi, 3411 commenti ai contenuti, 198 blog, 3182 post e 9952 commenti ai post.
Le assi dell’enterprise 2.0
L’intervento successivo è stato a cura di Max Ardirò di IBM che ha esordito sottolineando come il Web 2.0 sia una attitudine all’uso partecipativo della tecnologia con la rete come piattaforma. L’Enterprise 2.0 è il modo di interpretare questo fenomeno, governabile e in sicurezza. Cambiano i modi per concepire e realizzare le soluzioni tecnologiche e ci si chiede se occorra utilizzare la SOA o il Web 2.0. Nel 2008 si è assistito a una crescita del 21% per le soluzioni Mashup con i 70% dei CIO che preferiscono suite 2.0 acquisite dai grandi vendor. L’obiettivo primario è quello di una drastica riduzione dei tempi di risposta dall’IT al Business. Occorre una architettura per la convergenza di persone, processi, informazioni. Servizi SOA assemblabili e integrabili in applicazioni client, web, portali. IBM si è soffermata su alcune soluzioni di On Demand Workplace e relativi acceleratori. È stato introdotto Quickr, un acceleratore in ottica Collaboration che include molte funzionalità tra cui Pre defined libraries and models, 2.0 tools embedded (blogs, wikis etc), feed RSS/Atom per supportare e condividere i contenuti, check-in, check-out, version control, Customizable views per organizzare i contenuti, sicurezza Multi-level (library, folder, documenti), Search tra libraries, Workflow per il routing e approvazione content, Extensibility: custom meta-data, tipologie di documenti e templates, Easy sharing e management di documenti, High responsiveness con Ajax, Bookmarkable document URLs, sottoscrizione ai feed, Easy to search.
Poi è stato mostrato Sametime un sistema IBM di messaggistica e collaborazione in tempo reale che permette chat, voce, conferenza ed estensione in ottica mash-up. Connections invece è una soluzione IBM tipo quella di FaceBook, ma in ottica aziendale. Include la corporate directory, foto proposte dall’utente e contenuti, con link alle persone delle community interessate. In questo caso gli utenti si possono “taggare” per aiutare persone che hanno bisogno di entrare in contatto con figure che hanno determinati skill. Connections permette l’analisi delle persone in base a ciò che dicono, la loro reputazione, l’immagine pubblica, ecc.
IBM ha inoltre illustrato il portale Websphere. L’On-Demand Workplace è una soluzione che consente di aggregare in maniera pratica applicazioni, contenuti, processi e persone, rendendo più semplice ed efficiente il loro modo di co-lavorare. La tecnologia comprende un portale con componenti SOA e Web 2.0, in grado di accelerare le risposte alle esigenze di business.
Si è poi parlato di alcuni progetti realizzati partendo da Demand Workplace utilizzato all’interno della multinazionale americana. Si tratta di un portale operativo sul ruolo dell’utente. La home page si presenta su tre colonne. Quella centrale riporta le notizie principali, mentre a sinistra si vengono a posizionare i link essenziali, mentre a destra abbiamo aree di search e dettagli sull’andamento dei titoli. Ovviamente è tutto personalizzabile. Oggi con IBM Fringe abbiamo un ambiente che mescola On-Demand Workplace, composite applicazioni SOA, Expertise location 2.0, Social Networking, Tags, RSS applicativa e Mashups. Secondo quanto illustrato si ottiene un Saving dal 20 al 50% tempo e sforzo per lo sviluppo applicativo, e si ha un riutilizzo profilato delle componenti per altre eventuali applicazioni composite. Questa soluzione ha permesso in IBM di importare anche le attività gestite dal CRM di Siebel, velocizzando i processi di ricerca e ottenendo ricerche sulle attività di vendita in tre semplici click.
Altro esempio proposto è stato quello di zudacomics.com, un modello innovativo per Talent Discovery/Idea Management realtivo al mondo dei fumetti, con integrazione nativa di social software e con applicazioni e processi.
Più tradizionale l’esempio di In Senato, un On-Demand Workplace che ha permesso l’integrazione di informazioni, persone e contenuti, con una riduzione dei flussi di comunicazione.
Si sottolinea infine l’ODW 2.0 Asset: da Software a Soluzione rapida intranet/extranet completa e pronta all’uso in circa 3 settimane. Una soluzione per intranet ed extranet che gestisce migliaia di utenti registrati (nella versione base). Con strumenti di gestione documentale, contenuti web, collaborazione, profilazione, ricerca, conoscenza e integrazione applicativa avanzata, SOA e Web 2.0. Questa soluzione - 2.0 Asset - è pronta per aggregare le informazioni e i processi dell’utente: Gestione e controllo, Marketing, HR, Conoscenza Servizi formativi inclusi per autori e amministratori (e facile da usare). Una soluzione completa: un sistema editoriale e documentale personalizzabile a piacere, senza esigenza di sviluppo.
Tavola Rotonda
Al termine degli speech è intervenuto il prof. Gianluca Bocchi, dell’Università di Bergamo, che ha coordinato il dibattito sugli aspetti politici e sociali del social networking, e sui legami tra tecnologia e globalizzazione. Bocchi ha condotto studi di filosofia all'Università di Milano, dove si è laureato in filosofia della scienza nel 1978. Alterna l'attività di ricerca alle attività di pubblicista, di lecturer, di consulente di enti pubblici, di Università, di imprese private. A lui si deve l'introduzione in Italia del filone di studi sulla complessità, grazie in particolare alla pubblicazione del volume La sfida della complessità (con Mauro Ceruti, Feltrinelli, Milano,1985). Autore di numerosi libri e pubblicazioni, attualmente Bocchi si sta occupando dei complessi nodi di problemi connessi ai mutamenti dell'immaginario scientifico, all'interculturalità, alla costruzione delle identità etniche e nazionali, alla globalizzazione, alla possibile emergenza di una civiltà planetaria, nonché all'impatto delle nuove tecnologie sulle forme del conoscere e del comunicare. Bocchi ha fatto notare come nel corso di 110.000 anni di civiltà umana vi siano state grandissime innovazioni sociali già nei primi 105.000 anni, nonostante la mancanza di comunicazione. Basti pensare allo sviluppo dell’agricoltura. Nell’età della globalizzazione le innovazioni nascono fra Europa e Cina. Oggi l’innovazione è globale e democratizzata perché coinvolge la collettività. Durante il preambolo alla sessione domande e risposte Bocchi ha voluto menzionare il libro di Soresi Il cervello anarchico. Per tutto il periodo della sua vita fetale, fino al momento della nascita, il cervello sviluppa con l'organismo a cui appartiene una relazione fisiologicamente armonica che si instaura attraverso un network di comunicazioni rappresentate dai neurotrasmettitori e neuropeptidi. Questi messaggeri neurochimici, prodotti dalle cellule del sistema nervoso centrale e del sistema immunitario, influenzano la crescita delle fibre nervose, la plasticità delle sinapsi, il ciclo vitale dei neuroni con la loro morte programmata, determinando l'assetto definitivo del sistema nervoso centrale e periferico. Al momento della nascita l'impatto con i fattori ambientali e le esperienze individuali condizionano l'assetto definitivo del cervello e l'espressione dei geni la cui premessa è quella di raccogliere i suggerimenti dell'ambiente. Questo approccio interpretativo può essere allargato al concetto di nuove generazioni di Social Networking dove la condivisione, le esperienze e i suggerimenti sono alla base dei software sociali.
Tra le domande emerse dal pubblico, la prima si poneva l’obiettivo di capire come mai tanta resistenza in azienda su questa innovazione. Bocchi ha risposto ricordando che siamo gli eredi di un’età territoriale, dove il concetto di fondo è che le idee si posseggono e non si condividono. Tra il pubblico ci si è chiesti anche quanti, tra i presenti, hanno provato a usare queste tecnologie in azienda. Pochissimi, secondo la rapida scorsa delle mani alzate. Si è aggiunto perciò che occorre una distribuzione di tipo virale all’interno dell’azienda. Il CIO deve dire agli utenti: “noi abbiamo questa funzionalità, provatela!”
Tra i dubbi sollevati dai presenti figura anche la questione del tempo. Si vive in un’epoca dove la fretta è all’ordine del giorno e dove sembra che il tempo non basti mai. Eppure risulta evidente che tutti hanno tempo per scrivere nei propri blog. Questo porta a esprimere qualche incertezza sulla gestione del tempo e sulla qualità dedicata alla produzione (oltre che a pensare che oggi tutti scrivono e pochi o nessuno legge).
Tra le conclusioni più interessanti emerse dalla fase finale dell’incontro si è sottolineato come il mobile worker lavori in questo contesto del Web 2.0 almeno il 20% in più di una volta; questo anche perché l’ottica partecipativa invoglia al confronto e alla connessione anche da remoto (e a orari serali) per sentirsi parte integrante del gruppo-azienda di appartenenza. E’ vero che cambiano i paradigmi e quindi, se da un lato prima si viveva davanti alla tv, oggi – anche con esempi alla mano portati dai presenti – le persone di ogni età usano la rete, leggono le news d’interesse filtrate attraverso i feed RSS, o creano il proprio blog tematico, ma ciò, secondo Bocchi, deve comunque portare a lavorare nell’ottica di una “sanità aziendale” e “personale”.
La domanda finale che ci si è posta è la seguente: ma la qualità della nostra vita è migliorata o peggiorata? Bocchi, sociologicamente parlando, ci assicura che la qualità migliora tutte le volte che ci deresponsabilizziamo. Quindi, se è vero che oggi ci si mette in gioco non più come persona singola ma come parte di un gruppo in rete, probabilmente lo è… Ma si tratta di una tesi ancora tutta da accertare.
Si conclude così questo interessante incontro che ha voluto fornire sia un approccio pragmatico-organizzativo, sia una visione più staccata, accademica e sociologica che ha riscosso grande interesse tra tutti i partecipanti.
Per chi fosse interessato a leggere la Newsletter dell'AUSED vi proponiamo AUSED INFORMA n. 15
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